PUNTO CRUCIALE

LA BATTAGLIA

Nel 1944, durante la Campagna d’Italia, le forze alleate e tedesche si scontrarono aspramente per il controllo di una via strategica verso Roma.

Aprilia"the factory"

La Battaglia di Aprilia

La Battaglia di Aprilia, inserita nel contesto più ampio della Campagna d’Italia, ebbe luogo tra gennaio e maggio del 1944. Dopo lo sbarco degli Alleati a, Nettunia (odierna Anzio e Nettuno) l’obiettivo principale era avanzare verso Roma, ma le forze tedesche erano determinate a fermare questo progresso. Aprilia, conosciuta all’epoca come “The Factory” per la sua forma, simile ad una fabbrica, divenne un punto cruciale per il controllo delle vie di comunicazione verso la capitale.

Il 25 gennaio 1944, le truppe alleate riuscirono a conquistare la città, ma la loro avanzata verso Roma venne presto fermata dalla violenta reazione tedesche. I tedeschi, sfruttando la loro posizione difensiva e un terreno poco adatto – ricco di argilla e pozzalana che, con le prime piogge, rese impossibile il transito dei mezzi corrazzati – nonchè  la presenza degli wadi, costrinsero le forze alleate a duri combattimenti per settimane. Aprilia subì pesanti bombardamenti, che ridussero la città in rovina.

I combattimenti nelle campagne intorno alla città furono particolarmente intensi, con le truppe alleate che cercavano di respingere i continui attacchi tedeschi. I tedeschi, comandati dal feldmaresciallo Albert Kesselring, avevano l’ordine di ricacciare in mare gli alleati creando successivamente una  linea difensiva impenetrabile e impedire agli alleati di avanzare verso Roma.

Gli Alleati, comprendenti truppe britanniche e americane, furono spesso costretti a ritirarsi o a stazionare per lunghi periodi senza significativi progressi. Fu solo dopo numerosi rinforzi e una riorganizzazione delle linee che gli Alleati riuscirono a spezzare le difese tedesche, avanzando oltre Aprilia. La battaglia continuò comunque a essere segnata da scontri sanguinosi e difficili condizioni logistiche.

LA RICOSTRUZIONE

Sulla strada per Roma, Aprilia The Factory

Aprilia è una delle 5 città di fondazione dell’era fascista insieme a Littoria, Sabaudia, Pontina e Pomezia e attualmente la quinta città del Lazio, per numero di abitanti. E’ stata inaugurata nel 1937 da Benito Mussolini alla presenza di Rudolf Hess, soprannominato il delfino di Hitler. Originariamente era composta da 28 edifici, dai quali spiccava: la torre civica del comune; il campanile della chiesa e l’acquedotto; edifici fatti principalmente in mattoni rossi caratteristica per la quale gli alleati quando arrivarono la scambiarono per una fabbrica, non avendo le mappe aggiornate. 

 

Un’altra caratteristica della città è che il nucleo di fondazione venne edificato su un colle oblungo, a 80 metri sopra il livello del mare. Da questa posizione si potevano controllare tutte le distese di terreno pianeggiante, che la circondavano e la via Nettunense all’epoca via Anziate, che passava al di sotto del colle (strada ancora oggi importante che collega Roma ad Anzio e Nettuno). Quando il 22 gennaio, alle prime ore del giorno, gli alleati sbarcarono a Nettunia, odierne Anzio e Nettuno, con l’Operazione anfibia denominata “Shingle”, avevano due obiettivi. 

Gli americani dovevano occupare la città di Cisterna, dove passava la via Appia per poi proseguire in direzione di Valmontone e prendere la via Casilina: 

La via Casilina e la via Appia erano le due strade utilizzate dai tedeschi per portare i rifornimenti, su gomma alla 10° Armata disposta lungo la Linea Gustav. Controllando le due strade si potevano tagliare i rifornimenti ai tedeschi. Per i Britanni l’obbiettivo era la stazione ferroviaria di Campoleone, ancora oggi uno degli snodi ferroviari più importanti del centro Italia. Da essa transitavano la maggior parte dei treni diretti al sud, e che all’epoca veniva utilizzata dai tedeschi per trasportare i rifornimenti su rotaia verso la Linea Gustav. I Britannici, per raggiungere la stazione di Campoleone da Peter Beach, località Tor Caldara, Lavinio, dovevano sbarcarono il 22 gennaio, dovevano percorrere la via Anziate e quindi passare per Aprilia. 

 

Per questo motivo la città, per i quattro mesi successivi, dal 22 gennaio fino al 28 maggio 1944, data della liberazione di Aprilia, divenne un’importante obbiettivo strategico. Dal 24 gennaio fino al 28 maggio 1944, sul territorio di Aprilia si svolgeranno tra le più importanti battaglie per la conquista di Roma (la battaglia del Thumb, la Fischfang, la battaglia degli wadi). Anche se nel mondo si conosce come “Battaglia di Anzio”, gli scontri che si sono svolti, sono avvenuti solo nei territori di Aprilia, Cisterna ed Ardea.     

L'Operazione Shingle

Lo sbarco anfibio degli Alleati ad Anzio e Nettuno, nel gennaio 1944, fu una delle operazioni più controverse della Seconda guerra mondiale in Europa. Celebri rimasero le parole di Winston Churchill: «Speravamo di sbarcare un gatto selvatico capace di strappare le budella ai tedeschi, e invece abbiamo mandato ad arenarsi una balena enorme».

Protagonisti

Comandanti tedeschi

·         Comandante supremo in Italia: Generalfeldmarschall Albert Kesselring. Ufficiale dell’aeronautica, era considerato un abile comandante operativo sul campo.

·         Comandante della 14ª Armata: Generaloberst Eberhard von Mackensen.

·         Comandante della 10ª Armata: Generaloberst Heinrich Gottfried von Vietinghoff.

Comandanti alleati

·         Comandante del 15º Gruppo di armate: Generale Harold Alexander.

·         Comandante della 5ª Armata e responsabile delle operazioni di Anzio: Generale Mark Clark.

·         Comandante del VI Corpo d’Armata: Generale John Lucas.

·         l piano alleato – Operazione “Shingle”

·         L’operazione prevedeva un attacco anfibio alle spalle della Linea Gustav.
L’obiettivo strategico era quello di facilitare la conquista di Roma; quello tattico, invece, consisteva nell’allontanare le truppe tedesche dalla Linea Gustav, costringendole alla ritirata.

·         I piani tedeschi

·         I comandi superiori tedeschi avevano da tempo previsto la possibilità che uno sbarco alleato potesse essere utilizzato per tagliare fuori la 10ª Armata. Per questo motivo elaborarono un piano di emergenza denominato “Marder 1”, che contemplava diversi scenari. Tra questi figurava il “Piano Richard”, che prevedeva il coinvolgimento dell’area di Roma.

·         Fattori geografici

·         Gli sbarchi erano previsti nei pressi di Anzio e Nettuno, (all’epoca Nettunia) su coste basse e sabbiose. Alle spalle delle spiagge si estendeva una pianura costiera confinante con le pianure Pontine. In posizione dominante sorgeva Aprilia, soprannominata dalle truppe alleate “La Fabbrica”, a causa dell’alto campanile e della torre civica e dell’acquedotto, che ricordavano la ciminiera di un opificio.

·         La principale via di comunicazione era la via Anziate (oggi via Nettunense), che collegava la costa alla via Appia, arteria fondamentale per raggiungere Roma. Il territorio circostante ad Anzio non era adatto ai combattimenti: si trattava di terreno ricco di argilla e pozzolana che, nei piovosi mesi invernali, si trasformava in un terreno fangoso, rendendo difficile l’impiego dei carri armati.

·        Di fronte alla testa di sbarco si ergevano i Colli Albani, resti di due vulcani ormai estinti. Essi dominavano le due principali arterie costiere in direzione di Roma, rivestendo così un’importanza strategico-militare decisiva.

Lo Sbarco

La flotta salpò da Napoli il 21 gennaio 1944. Era composta da:

·         4 navi da trasporto Liberty

·         8 LSI

·         84 LST

·         96 LCI

·         90 LCT

·         5 incrociatori

·         25 cacciatorpediniere

Raggiunse Anzio nelle prime ore del 22 gennaio 1944. Alle 01:50, alcune unità britanniche aprirono il fuoco di sbarramento contro le spiagge, senza ricevere alcuna reazione dalla costa.

La 3ª Divisione di fanteria americana insieme al 504° Reggimento paracadutisti americano, sbarcò a sud di Anzio insieme al 751° Battaglione carri, mentre la 1ª Divisione britannica prese terra a nord della città. I Ranger USA del colonnello Darby occuparono il porto di Anzio, mentre il 509° Battaglione paracadutisti americano prese possesso di Nettuno. L’unica minaccia significativa fu rappresentata dalle mine.

Nel primo giorno di sbarco le perdite alleate ammontarono a 13 caduti, 97 feriti e 44 dispersi. Furono catturati 227 soldati tedeschi, mentre sbarcarono circa 36.000 uomini e 3.200 mezzi.

Il comando tedesco non si aspettava un’operazione di tale portata: per loro fu una sorpresa assoluta. Di conseguenza venne attivato il “Piano Richard” (22-23 gennaio), che prevedeva l’invio di numerose unità verso il fronte di Anzio:

·         715ª Divisione di fanteria motorizzata

·         988° Battaglione di artiglieria

·         1° Battaglione del 4° Reggimento Panzer

·         301° Panzer Abteilung

·         114ª Divisione leggera Jäger

La 14ª Armata

Il Generalfeldmarschall Albert Kesselring non si lasciò intimorire dall’operazione alleata e dimostrò grande lucidità nel prevedere la condotta dei nemici. Egli era convinto che gli Alleati si sarebbero mossi con prudenza, e aveva ragione.

Il 22 gennaio 1944, sia il generale Alexander sia il generale Clark visitarono la testa di sbarco e ne rimasero soddisfatti.

I primi scontri avvennero proprio il 24 gennaio: truppe di ricognizione inglesi risalirono la via Anziate e, giunte nei pressi di Carroceto, furono accolte dalle cannonate di un distaccamento della 3ª Divisione Panzergrenadier, che fu però costretto ad abbandonare la città.

Il 25 gennaio gli inglesi ripresero l’attacco su Carroceto e Aprilia con una forza di attacco rinforzata con i mezzi carrozzati e conquistarono la città.

Il 25 gennaio, Kesselring affidò al generale von Mackensen il compito di trasferire il quartier generale della 14ª Armata a ridosso del fronte di Anzio e di assumere il comando della difesa.

 

La battaglia del Thumb (Il Pollice)

 Il primo vero attacco alleato era previsto per il 29 gennaio 1944. La 3ª Divisione americana, appoggiata dai Ranger, aveva il compito di occupare Cisterna, mentre la 1ª Divisione britannica doveva avanzare lungo la via Anziate in direzione di Campoleone.

·         La 1ª Divisione britannica impegnò due battaglioni di fanteria, supportati da carri armati, ma l’avanzata fu rallentata dalla forte resistenza tedesca. Il giorno successivo, 30 gennaio, i britannici ripresero l’offensiva, riuscendo ad aprirsi un varco tra la 65ª Divisione e la 3ª Panzergrenadier, dopo aver respinto una loro controffensiva. Riuscirono ad attestarsi a circa 6 km da Aprilia, ma subirono perdite pesantissime.

·         Il battaglione Sherwood Foresters perse circa il 70% degli effettivi, compreso il comandante e tutti i capi compagnia. Alla fine, la stazione ferroviaria di Campoleone rimase in mano tedesca, mentre l’avanzata britannica creò nelle linee nemiche una stretta sacca a forma di pollice (the Thumb), lunga circa 4 km.

·         L’attacco americano su Cisterna, invece, fu ancora più sfortunato. Due battaglioni di Ranger, il 1° e il 3°, penetrarono attraverso il fosso di Pantano fino a circa 700 metri dalla città. Lì, però, si imbatterono nella Divisione corazzata “Hermann Göring”.

·         Armati soltanto di armi leggere e di qualche bazooka, i Ranger furono rapidamente accerchiati dai panzer tedeschi. Dei 767 uomini che componevano i due battaglioni, solo 6 riuscirono a rientrare nelle linee alleate; circa 450 furono catturati, mentre i restanti caddero in combattimento.

·         La violenza degli scontri convinse von Mackensen a rinunciare all’attacco previsto per il 1º febbraio e a ordinare alle sue truppe di trincerarsi. Il 65° Corpo d’Armata corazzato ricevette il compito di organizzare una linea difensiva di fronte ad Aprilia e Cisterna, composta dai Kampfgruppe Gräser, Raapke e Konrad.

·         Il 1° Corpo paracadutisti (Fallschirmjäger) occupò invece il settore da Aprilia fino alla foce del fiume Moletta. Kesselring e von Mackensen decisero che la grande offensiva tedesca dovesse iniziare il 4 febbraio, con lo scopo di dividere in due la testa di sbarco alleata.

·         L’attacco prese avvio alle 23:00 del 3 febbraio, sotto una pioggia battente, e mirava a eliminare il saliente del “Thumb” lungo la via Anziate. Vi parteciparono il Gruppo Ovest e il Gruppo Est, che riuscirono a infiltrarsi nelle posizioni della 24ª Brigata Guardie, raggiungendo la via Anziate. Alle 18:00 venne ordinata la ritirata della 3ª e 24ª Brigata Guardie fino ad Aprilia.

·         Al termine della giornata, la 1ª Divisione britannica aveva perso 1.500 uomini, di cui 900 prigionieri, in gran parte appartenenti alla 3ª Brigata.

La battaglia di Carroceto ed Aprilia

·     Il 7 e 8 febbraio, il generale von Mackensen rinnovò l’offensiva con l’obiettivo di riprendere Aprilia e la stazione di Carroceto, impiegando i Kampfgruppe Gräser, Pleiffer e Schönfeld. Il 9 febbraio, dopo durissimi combattimenti, Aprilia cadde nuovamente in mano tedesca.

·         Gli scontri si protrassero per tutta la notte. Il generale Penney, comandante della 1ª Divisione britannica, dichiarò che le sue truppe non avrebbero potuto resistere senza l’arrivo di forze fresche.

·         All’alba dell’11 febbraio, il 179° Reggimento di fanteria della 45ª Divisione americana, con l’appoggio del 191° Battaglione carri, contrattaccò su Aprilia, ma il Kampfgruppe Gräser riuscì a resistere. La battaglia per la città continuò a fasi alterne fino al tramonto, quando due compagnie del 179° furono respinte dopo essere riuscite a entrare per poche ore nell’abitato.

Operazione Fischfang

Kesselring e von Mackensen decisero di lanciare una controffensiva non appena fossero arrivati i rinforzi richiesti, dando così il via all’operazione “Fischfang”, programmata per il 16 febbraio 1944.

Hitler, tuttavia, inviò sul campo non due divisioni complete come richiesto, ma il Reggimento Lehr (ancora in addestramento) da Berlino-Spandau, insieme ad alcune “armi segrete”:

·         i veicoli demolitori radiocomandati Borgward B-IV,

·         una compagnia di cannoni semoventi controcarro pesanti “Ferdinand” da 8,8 cm,

·         un battaglione equipaggiato con i nuovi carri Panther.

L’artiglieria dei due schieramenti si equivaleva numericamente: 432 cannoni alleati contro 452 tedeschi. La differenza principale era nella scarsità di munizioni a disposizione dei tedeschi.

Alle 06:00 del 16 febbraio cominciò un intenso fuoco di sbarramento lungo la via Anziate, contro le posizioni occupate dal 157° e 179° Reggimento di fanteria della 45ª Divisione americana. Gli assalti tedeschi, pur supportati dai panzer, non portarono risultati: i carri, appena usciti dalle postazioni, si impantanavano rapidamente nei terreni fangosi resi impraticabili dalle piogge invernali.

Le perdite furono pesanti per entrambi gli schieramenti. Il Reggimento Lehr, aggregato alla 3ª Divisione Panzergrenadier, subì gravi perdite tra ufficiali e sottufficiali, tanto da doversi ritirare già nel primo pomeriggio.

Con i battaglioni ridotti a meno di 150 uomini, von Mackensen fu costretto a sostituire le unità in prima linea con la 3ª Divisione Panzergrenadier, cercando di mantenere la pressione sul fronte. Gli attacchi successivi, sferrati il 19 febbraio, furono tuttavia respinti dagli Alleati.

Al termine dell’operazione “Fischfang”, le perdite ammontarono a 5.389 uomini tra i tedeschi e 3.496 tra gli Alleati (tra morti, feriti, dispersi e prigionieri). La 65ª Divisione tedesca, il 19 febbraio, contava appena 901 uomini, circa un decimo dei suoi effettivi iniziali.

Il 22 febbraio, il generale John Lucas fu sollevato dal comando del VI Corpo d’Armata e sostituito dal generale Lucian Truscott

Operazione Seitensprung

Von Mackensen decise di ripetere l’assalto il 29 febbraio 1944, con il nome in codice “Operazione Seitensprung”, diretto contro la 3ª Divisione americana. L’attacco principale era previsto tra le località di Carano e Isola Bella, con un’azione diversiva sul fronte occidentale contro la 56ª Divisione britannica arrivata a metà febbraio in sostituzione della 1° Divisione britannica..

Nel pomeriggio del 28 febbraio, i tedeschi iniziarono a stendere una cortina fumogena per impedire agli Alleati di osservare i preparativi dell’offensiva.

La mattina successiva, 29 febbraio, l’artiglieria tedesca aprì il fuoco, ricevendo immediatamente la risposta dell’artiglieria alleata. La maggior parte degli assalti tedeschi fu respinta e subì gravi perdite; solo il 1028° Reggimento Panzergrenadier e reparti della 362ª Divisione di fanteria riuscirono a ottenere un parziale successo, penetrando per circa 800 metri lungo la strada che conduceva a Carano, difesa dal 509° Reggimento paracadutisti (P.I.R.).

Le perdite tedesche ammontarono a circa 900 uomini tra morti, feriti, dispersi e prigionieri. Alle 18:40 del 1º marzo, Kesselring ordinò l’interruzione di tutti gli attacchi e il consolidamento delle posizioni.

In totale, le perdite tedesche in questa offensiva furono di 1.374 uomini, senza alcun guadagno significativo.

Gli Alleati reagirono il 2 marzo con pesanti incursioni aeree: 351 bombardieri pesanti sganciarono bombe a frammentazione sulle postazioni tedesche intorno alla testa di sbarco.

Al termine della terza offensiva, le perdite tedesche complessive nella battaglia di Aprilia ammontavano a circa 29.000 uomini, di cui 5.500 caduti, 17.500 feriti e 4.500 prigionieri.

La stasi la guerra negli wadi

Kesselring ordinò alla 14ª Armata di attestarsi su posizioni difensive stabili e ritirò dal fronte le divisioni più provate. La Divisione “Hermann Göring” fu inviata a Livorno per riorganizzarsi, la 114ª Divisione Jäger fu trasferita sull’Adriatico, mentre la 26ª Divisione Panzer e la 29ª Divisione Panzergrenadier furono riposizionate a Roma. Sul fronte arrivarono anche nuovi rinforzi, tra cui due battaglioni della Repubblica Sociale Italiana.

Durante questo periodo la guerra si trasformò da una guerra di movimento ad una di trincea dove la fece da padrone il territorio di Aprilia con l’area degli wadi.

Dalla strada, l’area degli wadi si presentava come una distesa pianeggiante che nascondeva una serie di fossati  incredibilmente profondi e complessi. Gli wadi erano un groviglio di fossati scivolosi e pieni di rovi, dove era difficile muoversi e orientarsi. Il nome “wadi” fu dato dai soldati britannici che combatterono in Nord Africa, i quali trovarono una similitudine tra i fossati africani e quelli del territorio di Aprilia.

La vita dei soldati, all’interno degli wadi, è stata descritta come un’esistenza disumana, da trogloditi, in cui non avevi il tempo per dormire o riposarti. Il meteo era un altro elemento negativo, con freddo e piogge torrenziali che ingrossavano i ruscelli, lasciando i soldati con i piedi a mollo e riportando alla luce i poveri corpi dei soldati morti, seppelliti frettolosamente.

I soldati, rannicchiati nella rete dei canali, erano isolati di giorno e riforniti in modo errato di notte; sfiniti dalla stanchezza e dai bombardamenti, circondati da nuovi e vecchi cadaveri, scavavano trincee e le presidiavano fino a quando non venivano attaccati e cacciati dai tedeschi. Poi si spostavano in un’altra zona per scavare una nuova postazione, respingere gli attacchi, lanciare nuovi assalti locali, inseguire i cecchini, evacuare i feriti, seppellire i morti e trasportare i rifornimenti. Questa era la vita nello wadi.

Le postazioni nemiche, in molti punti, erano distanti poche decine di metri, e si era costretti a vivere costantemente nelle trincee. Si era sempre sotto il fuoco dei cecchini, oltre che dell’artiglieria nemica, che molte volte tranciava i fili delle comunicazioni telefoniche e lasciava i soldati isolati. A causa dell’isolamento, vi era anche il problema dei rifornimenti e dell’evacuazione dei feriti.

Un inferno, nel quale, nei mesi successivi, si svilupparono le più cruente battaglie della Campagna d’Italia.
Tra i wadi più importanti abbiamo: la Moletta, Re Michele, la Fortezza, l’Artiglio dell’Aragosta, lo Stivale, le Grotte, Carroceto, la Stella Marina, il Canale Sotterraneo – evocano ancora oggi la durezza della guerra combattuta ad Aprilia.

Negli wadi, canaloni fangosi e apparentemente anonimi, si consumarono battaglie di logoramento che ricordavano la Prima guerra mondiale. Per settimane e mesi, migliaia di uomini vissero e morirono in condizioni estreme, trasformando quei fossi nella memoria tragica e indelebile della Campagna d’Italia.

A metà marzo la 14ª Armata contava circa 135.000 uomini, ma la sua efficienza era ridotta, poiché molte divisioni erano in Italia solo per addestramento o per recuperare uomini e mezzi.

Anche gli Alleati sfruttarono il mese di marzo per riorganizzarsi: la 56ª Divisione britannica fu sostituita dalla 5ª Divisione britannica; la 24ª Brigata fu rimpiazzata dalla 18ª; giunse la 34ª Divisione americana, che sostituì la 3ª Divisione, messa in riserva; inoltre furono ritirati i battaglioni di paracadutisti americani e i commando britannici.

Le perdite
non dovute a combattimento, subite dagli Alleati fino alla fine di maggio, ammontarono a circa 37.000 uomini. Quelle in combattimento furono circa 30.000, tra cui 4.400 caduti, 18.000 feriti e 6.800 prigionieri.

Operazione Buffalo

La 5ª Armata aveva pianificato l’operazione “Buffalo”, che mirava a sfondare le linee tedesche nei pressi di Cisterna per poi avanzare verso i Colli Albani e il varco di Velletri. In quel settore la difesa tedesca appariva relativamente debole e il piano puntava anche a tagliare la Statale 6 Casilina, minacciando così la principale via di rifornimento della 10ª Armata tedesca schierata lungo la Linea Gustav.

Quasi in contemporanea, la 5ª Armata aveva predisposto un’altra offensiva, nota come “Operazione Diadema”, volta a sfondare direttamente la Linea Gustav. L’azione prese avvio nella notte tra l’11 e il 12 maggio 1944:

·         La 5ª Armata riuscì a penetrare nel settore del fiume Garigliano dopo tre giorni di combattimenti.

·         L’8ª Armata britannica conquistò Cassino dopo una settimana di durissimi scontri, aprendo un varco nella Linea Gustav attraverso la Valle del Liri.

Il 22 maggio giunse in rinforzo al VI Corpo d’Armata la 36ª Divisione americana. Il giorno seguente, alle 05:45 del 23 maggio, ebbe inizio l’operazione “Buffalo” con un bombardamento di artiglieria di 45 minuti contro le difese di Cisterna.

I campi minati intorno alla città causarono gravi perdite ai mezzi americani (circa 86 carri e veicoli), ma non riuscirono a rallentare l’avanzata, che procedeva secondo la tabella di marcia. Cisterna fu accerchiata il 24 maggio e cadde il 25 maggio, dopo due giorni di intensi combattimenti.

La 1ª Divisione corazzata statunitense avanzò rapidamente verso Velletri, conquistando Cori, e il 26 maggio giunse a soli 3,2 km dalla città, mentre l’avanguardia della 3ª Divisione americana occupava i sobborghi di Artena. Dopo tre giorni di battaglie, tuttavia, l’offensiva rallentò. Le perdite americane ammontavano a circa 4.000 uomini.

Il 25 maggio, il 36° Battaglione del Genio del VI Corpo riuscì a congiungersi con il 48° Battaglione del Genio del II Corpo nei pressi di Borgo Grappa, sancendo il ricongiungimento delle teste di ponte.

Quel giorno, però, il generale Mark Clark prese una decisione controversa: fermò l’avanzata del VI Corpo verso Valmontone e la diresse invece verso i Colli Albani, contravvenendo agli ordini di Alexander.

La decisione suscitò la furia dei generali americani Truscott, “Iron Mike” O’Daniel e Harmon. Il 26 maggio Clark ordinò il passaggio dal piano “Buffalo” al piano “Turtle”.

Questa scelta facilitò la ritirata tedesca, che poté organizzarsi lungo la nuova linea difensiva denominata Linea Caesar. Il 28 maggio, la 1ª Divisione corazzata americana fu spostata a ovest per supportare la 45ª Divisione nello sfondamento delle robuste difese tedesche sulla via Anziate.

La notte del 27 maggio, le truppe tedesche dislocate ad Aprilia, vistosi circondate abbandonarono la città e la mattina del 28 maggio l’avanguardia del 6ª Gordon Highlanders e del 14ª Sherwood Forester liberarono definitamente la città di Aprilia. 

Per tre giorni il VI Corpo avanzò attraverso territori già noti: Aprilia, Campoleone e Lanuvio. Contemporaneamente, il II Corpo americano avanzava lungo la costa dal Garigliano. Tuttavia, nei pressi di Velletri, la tenace resistenza tedesca arrestò temporaneamente l’offensiva, e le perdite alleate superarono le 5.000 unità.

Il 30 maggio, la 36ª Divisione americana sostituì la 34ª Divisione. Nella notte tra il 30 e il 31, due reggimenti della 36ª risalirono le pendici del Monte Artemisio e, all’alba, ne presero il controllo, aprendo un varco tra il I Corpo paracadutisti (Fallschirmjäger) e il LXXVI Corpo corazzato tedesco.

Il 1º giugno, la città di Velletri si arrese. La sera del 2 giugno, la 36ª Divisione americana avanzava già sui Castelli Romani, mentre il II Corpo d’Armata si inseriva tra Velletri e Valmontone, minacciando di tagliare la Casilina.

Nella notte tra il 2 e il 3 giugno, von Mackensen ordinò alla 14ª Armata di ritirarsi a sud di Roma, lasciando indietro solo le retrovie. Il giorno successivo, Kesselring proclamò Roma “città aperta”, autorizzando le truppe a ripiegare su una nuova linea difensiva a nord della capitale.

Nelle prime ore del 4 giugno 1944, unità corazzate americane penetrarono nei sobborghi di Roma. Qui incontrarono una resistenza accanita, che si protrasse per circa nove ore, consentendo ai reparti tedeschi superstiti di ritirarsi.

Il 5 giugno, gli Alleati sfilarono trionfalmente per le strade della capitale.

Reperti storici

Il Museo

Il museo di The Factory 1944 espone reperti autentici e ricordi della Battaglia di Aprilia, offrendo ai visitatori un’immersione nella storia della Seconda Guerra Mondiale. Attraverso cimeli e testimonianze dell’epoca, il museo racconta l’importanza di Aprilia nel conflitto e il sacrificio dei soldati.