Carano - Garibaldi

Nell’antichità, l’attuale territorio di Carano costituiva una delle zone più fertili del Lazio allora conosciuto. L’alta produttività delle sue terre fu contesa nei secoli dai primi abitanti del luogo, dagli Etruschi, dai Volsci e infine dai Romani.

Il territorio era attraversato da importanti arterie viarie del Lazio antico: la via Mactorina e la via Satricana. Quest’ultima, dalla foce del fiume Astura — dove attraccavano le navi di piccolo cabotaggio — raggiungeva la città di Satrico, poi San Pietro in Formis (attuale Campoverde), quindi la cittadella di Caranum; proseguiva verso Corioli (Osteria di Civita a Campo Leone) e, lungo l’attuale tracciato della via Ardeatina, arrivava fino all’Isola Tiberina.

Nelle terre di Carano si produceva in grandi quantità il grano destinato a Roma: l’eccezionale fertilità del terreno pianeggiante e la ricchezza d’acqua, reperibile a scarsa profondità, costituivano condizioni ideali per la coltivazione dei cereali e degli alberi da frutto.

Il personaggio di maggiore rilievo che possedette i territori di Carano, Campoverde e Conca (attuale Borgo Montello) fu il console romano Lucio Cesonio Basso, vissuto tra il 250 e il 285 d.C. A lui fu dedicata una statua in bronzo, la cui base marmorea — recante una dedica — venne rinvenuta durante lavori di aratura nel 1925 presso l’attuale centro di Campoverde. Oggi è conservata al Museo Civico di Latina.

In età medievale fu eretto a Carano un monastero dedicato a San Cesario, di origine africana, diacono della Chiesa di Terracina, martirizzato sotto l’imperatore Tiberio Claudio.

Nel Settecento, all’interno della Tenuta di Carano, si producevano grandi quantità di grano e si allevavano numerosi animali: 150 cavalli da tiro, 1.250 cavalle fattrici, 70 stalloni riproduttori e oltre 3.000 ovini. Ingenti quantità di prodotti caseari venivano ogni giorno vendute nei mercati e nelle botteghe di Roma.

 

La Tenuta Garibaldi prima della Guerra. Foto archivio Fam. Ravizza- Garibaldi

Il 16 settembre 1840, a Mustardas presso San Simón, nello Stato di Rio Grande do Sul, in Brasile, nacque Domenico Menotti Garibaldi, figlio di Giuseppe Garibaldi e di Anna Maria de Jesus Ribeiro y Silva, detta Anita. Dopo aver affiancato il padre in tutte le principali campagne — dal 1859 alla spedizione dei Mille fino all’Unità d’Italia — si ritirò a vita privata.

Tra le numerose cariche politiche e onorifiche che gli furono offerte, Menotti riuscì a partecipare all’asta pubblica indetta dalla Giunta Liquidatrice dell’Asse Ecclesiastico e, il 9 dicembre 1874, si aggiudicò un terzo della Tenuta di Campo Morto, denominata “Carano”, pari a 1.437 ettari.

In breve tempo il vecchio casale fu trasformato in un moderno centro agricolo: vennero ristrutturati diversi edifici e ampliato il centro aziendale con grandi rimesse per la spagliatura del grano. Menotti riattivò inoltre le prime pompe a vento, importate dall’America e probabilmente installate in precedenza dai Canonici di San Pietro, utilizzate per l’abbeveramento del bestiame.

Fu tra i primi, in queste terre, a impiantare in maniera razionale ed estensiva vigneti, convertendo circa 40 ettari di seminativo nella zona di Torre Spaccasassi, dove costruì una cantina modernissima dotata di botti in cemento armato vetrificato per la conservazione del vino.

Il 22 agosto 1903, Menotti Garibaldi morì a seguito delle complicanze di un incidente avvenuto alcuni giorni prima nella tenuta di Carano: mentre riparava una pompa a vento, cadde nel pozzo e rimase a lungo in acqua in attesa dei soccorsi. Fu estratto in preda a una violenta febbre e non si riprese più.

La cerimonia funebre fu celebrata solennemente in Parlamento e, al termine, la salma venne traslata a Carano, accompagnata da un folto corteo e da una Guardia d’Onore in alta uniforme, voluta personalmente dal Re d’Italia. Quel giorno era presente anche Gabriele D’Annunzio, che pronunciò una solenne orazione funebre. Le spoglie di Menotti riposano nel mausoleo appositamente costruito.

Dopo la sua morte, la Tenuta di Carano fu mal amministrata dagli eredi e venne ridotta in seguito all’esproprio promosso nel 1938 dall’Opera Nazionale Combattenti, dopo la bonifica e l’appoderamento dell’Agro Pontino.

La Tenuta Garibaldi giorno del funmerale di Menotti Garibaldi. Foto archivio Fam. Ravizza- Garibaldi

Il 27 gennaio, il 509º Battaglione di fanteria paracadutista statunitense, insieme a elementi del 7º Reggimento della 3ª Divisione, effettuò delle sortite nella zona di Carano.
Il 29 gennaio, al 509º venne dato l’ordine di consolidare le posizioni e di mantenere quel tratto di terreno che collegava le truppe britanniche, poste a sinistra della linea del fronte, alla 3ª Divisione di Fanteria americana, schierata sul lato destro.
Il 30 e 31 gennaio, durante l’attacco dei Ranger su Cisterna, i paracadutisti e gli uomini del 30º Reggimento della 3ª Divisione americana condussero diversi assalti nella zona di Carano, contro un gruppo di edifici. Durante la giornata del 30, il Soldato di Prima Classe Lloyd Cortez Hawks, medico del 30º Reggimento, compì azioni eroiche che gli valsero la Medaglia d’Onore del Congresso (Medal of Honor).
Il 30 gennaio 1944, alle ore 15, vicino a Carano, Hawks sfidò un contrattacco nemico per soccorrere due feriti che, incapaci di muoversi, giacevano in una posizione esposta a circa 30 metri dal nemico. Strisciò fino a raggiungere i due soldati, arrivando a soli 10 metri da loro, mentre altri due fucilieri erano stati colpiti nel tentativo di rientrare nelle proprie trincee per sottrarsi al fuoco delle mitragliatrici, particolarmente intenso in quel momento. Un altro soccorritore americano, chiaramente identificabile come sanitario grazie alla croce rossa sull’elmetto, era stato gravemente ferito nel tentativo di raggiungere i due soldati.
Hawks strisciò per circa 50 metri attraverso un piccolo fossato, sotto una pioggia di proiettili e schegge di mortaio. Raggiunto il primo soldato, gli prestò il primo soccorso, poi proseguì verso gli altri due feriti, posti altri 50 metri più avanti. Un colpo di mitragliatrice colpì l’elmo di Hawks, facendolo cadere e stordendolo momentaneamente: tredici proiettili attraversarono il casco mentre giaceva a terra, a pochi centimetri dal suo corpo.
Ripresosi, strisciò fino ai feriti, prestò aiuto al soldato più grave e lo trascinò fino a una posizione riparata, distante circa 23 metri. Nonostante il nemico fosse a soli 30 metri di distanza e continuasse a sparare, Hawks raggiunse anche il secondo soldato e lo medicò. Mentre si rialzava per prendere delle garze dal suo kit, venne colpito all’anca destra e all’avambraccio sinistro. Nonostante il dolore e il braccio sinistro quasi inutilizzabile, completò il soccorso e trascinò il ferito fino al punto dove aveva depositato l’altro soldato.
Poiché il riparo non era abbastanza grande per proteggere tutti e tre, Hawks decise di strisciare per altri 75 metri verso le retrovie, cercando di raggiungere la propria compagnia. Raggiunse il fossato dove giaceva il primo soccorritore. Sei ore dopo essere stato ferito, Hawks venne finalmente evacuato.
«Per galanteria e intrepidezza a rischio della vita, oltre il richiamo del dovere», Lloyd Cortez Hawks fu insignito della Medal of Honor dal Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt il 10 gennaio 1945. Durante la cerimonia, la medaglia venne posta al suo collo dalla nipote, Phyllis Hawks.

Soldato di Prima Classe Lloyd Cortez Hawks, medico del 30º Reggimento, 3° Divisione Fanteria americana Foto N.A.R.A.

Il 1º febbraio alla 1ª Divisione Britannica fu ordinato di spostare il proprio confine sinistro fino al fosso di Carano, dove si trovava il 509º P.I.R., in modo da congiungersi con la 3ª Divisione Americana.

L’8 febbraio il Caporale Paul B. Huff del 509º Parachute Infantry Battalion, durante un pattugliamento, compì un atto eroico che gli valse la concessione della Medaglia d’Onore del Congresso, con la seguente motivazione: nei pressi di Carano, il Caporale Huff si offrì volontario per guidare una pattuglia di sei uomini con la missione di individuare posizione e forza dell’unità nemica che stava colpendo la sua compagnia sul lato destro. Il terreno da attraversare era pianeggiante ed esposto al tiro delle armi nemiche. Durante l’avanzata, la pattuglia fu sottoposta al fuoco delle armi leggere, delle mitragliatrici e del mortaio: i colpi cadevano a una distanza tra i 5 e i 10 metri dai loro piedi.

Avanzando, il Caporale Huff attirò su di sé il fuoco di tre mitragliatrici nemiche e di un cannone da 20 mm. Rendendosi conto del pericolo che correva la sua pattuglia, proseguì da solo sotto un fuoco micidiale, attraversando un campo minato e arrivando a circa 75 metri dalla prima postazione di mitragliatrice tedesca. Sotto il fuoco diretto, percorse strisciando gli ultimi 75 metri fino a raggiungere la posizione nemica, dove uccise i serventi e distrusse l’arma.

Durante l’azione, il caporale sparò in ginocchio, esponendosi e attirando così il fuoco di altri nidi di mitragliatrici. Questo permise di individuare con precisione la forza e le posizioni del nemico. Ancora sotto il fuoco concentrato, tornò dalla sua pattuglia e la guidò verso le retrovie.

Grazie alle informazioni ottenute, nel pomeriggio fu inviata una nuova pattuglia guidata dallo stesso Caporale Huff, che riuscì a far ripiegare una compagnia tedesca di circa 125 uomini, uccidendone 27 e catturandone altri 21, subendo la perdita di soli tre uomini. Huff fu il primo paracadutista a ottenere questa onorificenza.

Caporale Paul B. Huff del 509º Parachute Infantry Battalion Foto N.A.R.A.

Durante la grande controffensiva tedesca “Operazione FISCHFANG”, iniziata il 16 febbraio, il settore di Carano — occupato da elementi del 509º P.I.R. e dal 180º Reggimento della 45ª Divisione americana — fu investito da reggimenti tedeschi sostenuti da carri armati. Penetrando attraverso la pianura di Carano, i tedeschi riuscirono temporaneamente a raggiungere la strada che da Carano portava a Torre del Padiglione, tagliando la linea difensiva alleata.                           Il 18 febbraio, il 30º Reggimento, con l’aiuto dei carri armati della 1ª Divisione Corazzata americana (Forza H), riuscì a ristabilire la linea difensiva con un contrattacco.

Dopo la disfatta dell’operazione “Fischfang”, il 29 febbraio 1944 Hitler ordinò un nuovo attacco verso Cisterna, dando avvio all’operazione “Seitpung”.
L’azione doveva svolgersi lungo l’asse Carano–Isola Bella, a sud di Cisterna, area occupata da elementi del 509º P.I.B., della 3ª Divisione, del 504º P.I.R., da reparti del 4º Battaglione Ranger e della 1ª Special Service Force.

Nel pomeriggio del 28 febbraio i tedeschi spostarono il grosso dell’artiglieria dal fronte britannico al villaggio di Carano, operazione condotta sotto la copertura dei fumogeni. Il generale americano Truscott, comandante del VI Corpo US, informato degli spostamenti, fece trasferire due battaglioni di artiglieria per rinforzare il settore americano.

Alle 04:30 del 29 febbraio partì il primo dei 66.000 colpi che l’artiglieria alleata sparò quel giorno, più del doppio rispetto a qualsiasi giornata dei contrattacchi tedeschi del 16–20 febbraio. L’effetto sulle formazioni tedesche, ammassate in attesa di attaccare prima dell’alba, fu devastante: carri armati, cannoni e uomini vennero scagliati in aria.

Nel corso della giornata, il 1028º Reggimento Panzergrenadier, insieme a elementi della 362ª Divisione di fanteria, attaccò la Compagnia B dei paracadutisti del 509º, travolgendola: solo un ufficiale e ventidue uomini riuscirono a rientrare, lasciando nella linea alleata un saliente di circa 700 metri.

L’offensiva tedesca proseguì verso sud-ovest, attraversando i campi occupati da altri reparti paracadutisti americani. Più a ovest, il 2º Battaglione del 1028º rimase impigliato nel filo spinato dei campi minati e venne decimato dal fuoco del 30º Reggimento, supportato dai carri armati del 751º Battaglione. L’intervento dell’aviazione alleata frantumò ulteriormente le formazioni tedesche, disperdendo i superstiti e annullando il pericolo di una sfondamento nel settore di Carano. Alla fine della prima giornata, i tedeschi contarono circa 2.500 perdite.

Il giorno successivo, 1º marzo, gli attacchi ripresero ottenendo qualche risultato in più grazie al cattivo tempo, che impedì l’intervento degli aerei alleati.
Il 2 marzo il cielo si aprì e gli Alleati lanciarono 350 aerei, che sganciarono sulle zone di Cisterna, Carano, Campoleone, Carroceto e Velletri oltre 600 tonnellate di bombe. Il 4 marzo, a causa delle pesanti perdite, i tedeschi decisero di attestarsi e sospendere l’operazione.

Verso la fine di marzo, la 45ª Divisione fu spostata sul lato destro della testa di ponte, per coprire il settore che andava dalla strada laterale fino a Carano. Uno dei punti occupati era il casale dei Garibaldi, dove la Compagnia B del 157º Reggimento stabilì il proprio posto di comando all’interno della tomba di Menotti Garibaldi.
La tomba era situata fuori dall’abitato. Vi era una grande casa colonica con un ampio mulino a vento a circa 300 metri, e tutti i fabbricati erano delimitati da un recinto ferroviario. Il mausoleo era largo circa tre metri, profondo una ventina e alto una decina. L’interno era in marmo e custodiva, oltre a Menotti, anche altri membri della famiglia. Al centro si trovava una lastra di marmo con il nome GARIBALDI inciso e contornato di ottone.

I tedeschi sapevano che il luogo era occupato dagli americani e lo colpivano frequentemente. A volte utilizzavano proiettili perforanti ad alto esplosivo, che attraversavano gli edifici da parte a parte prima di detonare. Durante un attacco, un soldato americano, cercando riparo, rimosse la lastra della tomba e scoprì che la camera funeraria era situata circa venti metri più in basso: Menotti era sepolto in un vero e proprio bunker. Gli americani sfruttarono l’occasione e trasformarono il luogo nel comando della Compagnia, potendo ospitare tra sei e otto uomini.

Poiché la zona era costantemente sotto tiro nemico, per i successivi 32 giorni ogni movimento avvenne durante le ore notturne. Fu costituita una riserva d’acqua, di razioni e di munizioni, e i malati e feriti vennero evacuati. Non era possibile cambiarsi, né lavarsi; si viveva con le sole razioni K. Durante il giorno, per i bisogni, i soldati si sdraiavano su un fianco e utilizzavano un barattolo delle razioni K o C, che veniva poi svuotato durante la notte.

Nei mesi di marzo e aprile non ci furono grandi scontri in campo aperto, ma solo attacchi limitati, come quelli compiuti dagli uomini del 30º Reggimento il 23–25 aprile lungo il Fosso di Carano e il Fosso di Spaccasassi, nell’ambito delle operazioni Mr. Black e Mr. Green.

L’operazione Mr. Black iniziò a mezzanotte del 23 aprile con l’obiettivo di conquistare le posizioni tedesche lungo il Fosso di Spaccasassi, che stavano creando seri problemi alle truppe americane. L’attacco iniziale, che si trasformò in uno degli scontri più sanguinosi affrontati fino a quel momento dalla 3ª Divisione, fu preceduto dal fuoco di sbarramento dell’artiglieria e dei mortai ed era seguito dall’avanzata dei carri armati americani, tra cui uno chiamato “Scorpione”. Questo mezzo era dotato sulla parte anteriore di un sistema di catene rotanti che colpivano il terreno, facendo esplodere le mine.
Lo “Scorpione” era seguito da un carro leggero con radio, incaricato di guidarne i movimenti. Entrambi i veicoli vennero messi fuori uso dall’artiglieria anticarro tedesca.

Tomba Menotti Garibaldi. Foto archivio Fam. Ravizza - Garibaldi

Durante l’attacco, il Sergente John C. Squires compì diverse azioni eroiche che gli valsero la Medaglia d’Onore del Congresso, con la seguente motivazione:

All’inizio dell’attacco della sua compagnia contro posizioni nemiche fortemente difese dentro e intorno al Fosso di Spaccasassi, vicino al Padiglione, nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1944, il Pfc. Squires, portaordini del plotone, partecipando alla sua prima azione di guerra, sfidò il fuoco dell’artiglieria, dei mortai e dei cannoni anticarro fino a quando l’esplosione di una mina colpì il suo plotone. Nonostante i colpi che esplodevano nelle sue vicinanze, avanzò per 50 yarde verso il nemico, individuando le postazioni tedesche e una nuova via di passaggio. Tornato indietro, informò il comandante del plotone delle perdite subite e del percorso alternativo.

Agendo senza ordini, radunò i superstiti del suo plotone insieme ad altri soldati, organizzò un gruppo di uomini e li condusse in avanti. Quando il reparto raggiunse il Fosso di Spaccasassi e stabilì un avamposto, Squires, sapendo che quasi tutti i sottufficiali erano stati uccisi, prese il comando e schierò otto uomini ignorando il fuoco delle mitragliatrici nemiche e delle granate che colpivano il letto del torrente.

Quando il plotone fu ridotto a soli 14 uomini, Squires andò due volte a sostituire i rinforzi, percorrendo ogni volta il tratto di terreno tra il filo spinato e un campo minato, sotto il violento fuoco dell’artiglieria e dei mortai tedeschi. All’alba, l’avamposto fu contrattaccato tre volte. Ogni volta, Squires, ignorando il fuoco che lo circondava, sparò centinaia di colpi con il fucile, con il BAR e con le mitragliatrici tedesche Spandau catturate, infliggendo numerose perdite e contribuendo in modo decisivo a respingere gli assalti.

Terminati questi combattimenti, avanzò per altri 50 metri fino all’estremità sud dell’avamposto e affrontò 21 soldati tedeschi in singoli duelli di mitragliatrice a distanza ravvicinata, costringendoli alla resa e catturando 13 mitragliatrici Spandau (MG 34–42). Interrogando un ufficiale tedesco prigioniero, si fece spiegare il funzionamento delle armi catturate e le mise in posizione, istruendo anche gli altri membri del plotone.

La notte successiva, quando i tedeschi attaccarono nuovamente l’avamposto, uccise tre nemici e ne ferì altri utilizzando bombe a mano e una mitragliatrice tedesca. Il Pfc. Squires fu poi ucciso in un’azione successiva.

Sergente John C. Squires Company A 30° reggimento, 3° Divisione Fanteria americana Foto N.A.R.A.

Il 23 maggio del 1944, durante avanzata dell’operazione “Buffalo”, il Sergente di plotone Van T. Barfoot della Compagnia L del 157° Reggimento compì un atto di eroismo partendo dal cimitero di Carano che gli valse la Medaglia d’Onore del Congresso, con la seguente motivazione:

Il 23 maggio 1944, vicino a Carano, in Italia, con il suo plotone pesantemente impegnato durante un assalto contro forze nemiche ben trincerate in posizione dominante, il Sergente Tecnico Barfoot (in seguito promosso Second Lieutenant) si portò da solo sul fianco sinistro nemico. Strisciò fino a un nido di mitragliatrice e lo colpì direttamente con una bomba a mano, uccidendo due e ferendo tre soldati tedeschi. Proseguì lungo la linea di difesa verso un’altra postazione di mitragliatrice, e con il suo fucile mitragliatore uccise due uomini e ne catturò tre. I membri di un’altra squadra di mitraglieri abbandonarono la loro posizione e si arresero al Sgt. Barfoot. Lasciati i prigionieri a una squadra di supporto, proseguì a ripulire le postazioni nemiche nelle vicinanze, catturando altri prigionieri e portando il totale a 17.

Più tardi, dopo aver riorganizzato i suoi uomini e consolidato il terreno appena conquistato, il nemico lanciò un violento contrattacco corazzato diretto alle posizioni del plotone. Il Sgt. Barfoot si procurò un bazooka e si schierò in una posizione esposta, direttamente di fronte a tre carri armati Mark VI in avanzata. Quando furono a 75 metri, il suo primo colpo distrusse il carro di testa, inducendo gli altri due a cambiare direzione verso il fianco. Mentre l’equipaggio del carro distrutto abbandonava il mezzo, il sergente Barfoot uccise tre membri dell’equipaggio con la sua arma automatica. Proseguì poi l’avanzata sul terreno nemico e distrusse un pezzo anticarro tedesco appena abbandonato, piazzando una carica di demolizione nella culatta.

Sulla via del ritorno alla sua posizione, nonostante fosse esausto, assistette due dei suoi uomini gravemente feriti, trasportandoli per circa 1.700 metri fino a una zona sicura.

il Sergente di plotone Van T. Barfoot della Compagnia L del 157° Reggimento, 45° Divisione Fanteria americana Foto N.A.R.A.
Cimitero di Carano

Nello stesso giorno, il Secondo Tenente Thomas Weldon Fowler del 191° Battaglione Carri compì diversi atti di eroismo che gli valsero la Medaglia d’Onore del Congresso, con la seguente motivazione:

Il 23 maggio 1944, nei pressi di Carano, nel pieno di un attacco combinato di fanteria e mezzi corazzati, il 2nd Lt. Fowler, mentre era appiedato, si imbatté in due plotoni di fanteria completamente disorganizzati e immobilizzati da un campo minato nemico. Sebbene fosse un ufficiale di carri armati, riorganizzò immediatamente la fanteria. Eseguì quindi una ricognizione personale attraverso il campo minato, liberando un varco mentre avanzava e sollevando con le mani diverse mine antiuomo. Dopo aver attraversato la cintura di esplosivi, larga 75 metri, tornò indietro e guidò la fanteria attraverso il campo, una squadra alla volta.

Una volta schierati i fanti, il 2nd Lt. Fowler, nonostante il fuoco delle armi leggere e il pericolo costante delle mine, si spinse in ricognizione nel territorio nemico alla ricerca di un percorso per proseguire l’avanzata. Ritornò attraverso il campo minato e, a piedi, guidò i carri armati lungo il varco in una posizione dalla quale potessero sostenere più efficacemente la fanteria.

Spostandosi come esploratore a 300 yarde davanti ai fanti, guidò i due plotoni fino all’obiettivo, dove si imbatté in numerosi soldati tedeschi appostati in buche di fucili. Colti di sorpresa, Fowler li trascinò letteralmente fuori dalle loro postazioni e li fece retrocedere verso le linee alleate; due volte, quando opposero resistenza, lanciò bombe a mano nelle loro buche.

Rendendosi conto dell’esistenza di un pericoloso varco tra la sua compagnia e l’unità alla destra, decise di proseguire l’avanzata fino a colmare il vuoto. Tornò alla linea di testa e portò avanti la fanteria fino a una posizione dove potessero scavare riparo; sotto pesante fuoco di mortai e armi leggere, condusse anche i suoi carri armati in avanti.

Pochi minuti più tardi, il nemico lanciò un contrattacco corazzato. Diversi carri Mark VI aprirono il fuoco direttamente sulla posizione del 2nd Lt. Fowler; uno dei suoi carri fu messo fuori uso e prese fuoco. Con totale disprezzo del pericolo, e con i proiettili che esplodevano vicino a lui, Fowler corse attraverso il fuoco nemico per raggiungere il mezzo incendiato. Per mezz’ora, sotto intenso bombardamento — mentre tutti gli altri elementi della compagnia erano stati costretti a ripiegare — rimase nella posizione avanzata tentando di salvare i membri dell’equipaggio feriti.

Solo quando i carri nemici lo stavano ormai sopraffacendo, si ritirò di breve distanza e prestò personalmente il primo soccorso a nove fanti feriti, sotto il fuoco ininterrotto in arrivo. Per le sue azioni eroiche, al 2nd Lt. Fowler venne conferita la Medaglia d’Onore del Congresso.

Secondo Tenente Thomas Weldon Fowler del 191° Battaglione Carri Foto N.A.R.A.

L’avanzata alleata proseguì verso la linea ferroviaria Campoleone–Cisterna. Una volta conquistati gli obiettivi, la 45ª Divisione continuò l’attacco verso Campoleone, mentre la 34ª Divisione avanzò in direzione di Lanuvio.                                                                                        Il 27 maggio, il Soldato di Prima Classe Salvador J. Lara, capo squadra del 2° Plotone, Compagnia L, 180° Reggimento di Fanteria della 45ª Divisione, durante l’avanzata alleata neutralizzò numerose postazioni nemiche infliggendo un elevato numero di perdite. Dopo aver conquistato il suo obiettivo iniziale, Lara notò che l’unità alla sua destra stava incontrando una forte resistenza da parte di una forza nemica attestata all’interno di un profondo fossato. Lara, insieme a tre uomini, attaccò la posizione, uccidendo quattro soldati e catturandone quindici, oltre a impadronirsi di due postazioni di mortaio.

La mattina seguente, mentre la sua compagnia riprendeva l’attacco, Lara venne gravemente ferito a una gamba, ma rifiutò di fermarsi per ricevere il primo soccorso. La compagnia subì pesanti perdite a causa del fuoco di una mitragliatrice che spazzava il fianco destro dello schieramento. Dopo aver chiesto e ottenuto il permesso di eliminare le mitragliatrici nemiche, e armato solo di un fucile automatico Browning, Lara si trascinò da solo verso la postazione più vicina. Nonostante la ferita dolorosa, si alzò e con coraggio distrusse due nidi di mitragliatrice, uccidendone gli occupanti. La sua azione costrinse altri due nidi di mitragliatrici tedesche ad abbandonare le loro posizioni.

Ricongiuntosi alla sua compagnia, il Soldato Lara continuò l’avanzata fino a raggiungere il proprio obiettivo. Per l’eroismo e l’altruismo straordinari dimostrati, il 18 marzo 2014 il Presidente degli Stati Uniti, Barack H. Obama, conferì postumo a Salvador J. Lara la Medaglia d’Onore del Congresso.

Soldato di Prima Classe Salvador J. Lara, capo squadra del 2° Plotone, Compagnia L, 180° Reggimento, 45ª Divisione Fanteria americana Foto N.A.R.A.